Executive Coaching: mettere le persone giuste al posto giusto

Da uno studio del Crf Institute emerge come tra qualche anno la carenza di manager nel mondo avrà raggiunto livelli preoccupanti.

Essere il manager giusto al posto giusto richiede oggi caratteristiche nuove rispetto al passato e la richiesta di manager competenti in Italia e all’estero è in continua crescita. La sfida è impegnativa e dovete investire su di voi e sulle vostre capacità, facendo della leadership e della flessibilità i punti di forza con i quali promuovervi sul mercato.

Vi invito alla lettura di questo interessante articolo di Agoravox.

La determinazione per riuscire

Nell’esperienza finora maturata nei vari percorsi di coaching, uno degli argomenti più frequenti che mi ritrovo ad affrontare è quello relativo alla determinazione.

Molte persone sono animate da buone intenzioni, da ottimi obiettivi, ma… poi qualcosa si perde, la spinta iniziale si inceppa. La determinazione è un motore essenziale di cui tutti siamo dotati, ma che pochi sanno usare. Un esempio che ha molto colpito il mondo intero è quello di Higgs, che per 50 anni non ha mai cessato di credere nella correttezza della sua teoria: la sua determinazione è stata frutto certamente di una chiarezza interiore e un equilibrio notevoli.

La determinazione non è una dote innata, non è un’esclusiva di alcuni: nasce dentro di noi, da un perfetto equilibrio tra i nostri valori interiori più profondi e le nostre convinzioni, cioè dai due pilastri che ci spingono a intraprendere un percorso.

Quando la determinazione viene meno (e purtroppo accade con frequenza) c’è da chiedersi il perchè: forse la strada scelta non è il linea con i nostri valori? O forse le nostre convinzioni non ci stanno portando sul giusto percorso? O “semplicemente” non abbiamo sufficiente fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità?
Quando la determinazione si inceppa, quando non riuscite a fare progressi nei vostri obiettivi… non sottovalutate i segnali.

Come coach trovo frequentemente questo tipo di problematica. Il mondo in cui viviamo spesso ci disperde e ci convince di valori e desideri che non sono in linea con la nostra interiorità.
Ed in questi casi la vera strada riparte dall’inizio: chiarezza sui propri valori e le proprie convinzioni, ridefinizione della strada e degli obiettivi, in linea con questi.
Dopo aver ripreso il proprio percorso rivedendolo dall’inizio, ritornando ad essere in linea con se stessi, ho visto nascere una nuova determinazione, questa volta forte e duratura.

La crisi uccide, ci aiutino gli psicologi

Un articolo interessante di un coach che seguo sempre con molto piacere e di cui vorrei sottolineare un passaggio:

Per un imprenditore essere allenato da un coach in una situazione di crisi significa:
• prendere consapevolezza della situazione attuale attraverso il miglioramento delle abilità di lettura dei propri contesti sociali, culturali ed affettivi, fare un’analisi del problema, prendere consapevolezza di ciò che è cambiato attorno all’impresa e cosa va cambiato, migliorato o mantenuto;
• prendere consapevolezza, valorizzazione e uso delle potenzialità espresse e represse;
• individuare le principali competenze e misurarle attraverso indicatori comportamentali;
• l’ultima fase è la situazione desiderata, esplorare, elaborare e assumere strategie di azione che permettano all’imprenditore di raggiungere obiettivi chiari e sfidanti.

Vi invito alla lettura dell’intero articolo.

I Quaderni Del Coaching – L’ascolto

Vi segnalo la pubblicazione de “L’ascolto”, uno de I Quaderni Del Coaching, scritto da me e due colleghi e pubblicato da CoachMag.

Buona regola, valida per ogni colloquio, è quella di agire alla fine di una giornata faticosa come se quel colloquio fosse come quello che abbiamo fatto quando ci sentivamo al meglio; perché se è vero che per il coach quel colloquio è uno di tanti, per il coachee è il suo colloquio: unico e totalizzante.

L’oggetto di questo lavoro è una breve disamina di uno degli strumenti più potenti a disposizione di un coach professionista, ed anche di un manager-coach, ossia l’ascolto, o per meglio dire l’“ascolto contestuale o attivo”.
In questo primo “Quaderno del Coaching” si parte dalla storia, si attraversano le distorsioni, si approda negli stili di ascolto. Percorrendo – come un sottile filo rosso – lo sviluppo delle civiltà: non esiste parte del mondo dove nei “ testi sapienziali” (filosofici o religiosi) il tema dell’ascolto non sia trattato e sottolineato con forza. Non a caso si parla della Parola come di elemento fondante e creativo del singolo e del Creato: il Verbo, il Suono, pare sia l’atto primigenio e tale da distinguere il caos dall’ Ordine divino.
Nel tempo il dialogo ha caratterizzato lo sviluppo della civiltà, ma è opportuno ricordare che, come dice l’antico adagio: “Due monologhi non fanno un dialogo”.

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